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Aprire all'interazione
Interamente sviluppata in Italia, la soluzione proposta da Media Mobile permette di aggiungere diverse forme di interazione a qualsiasi programma televisivo e di inventarne anche di nuovi.
Dal punto di vista delle emittenti televisive, il passaggio dalla televisione analogica a quella digitale rischia di trasformarsi soltanto in una voce negativa da aggiungere al bilancio, a meno di riuscire a sfruttare le potenzialità offerte dal mezzo, prima fra tutte l'interattività. Guardandosi però in giro ci si accorge che la maggior parte delle applicazioni cosiddette interattive, oggi accessibili con il telecomando del decoder per la televisione digitale terrestre, possono essere utilizzate anche con la classica emissione in analogico.
Il paradosso è che in alcuni casi può essere molto più agevole utilizzare il cellulare al posto del telecomando: si veda per esempio l'applicazione di commercio elettronico (pomposamente chiamato T-Commerce) in onda sul multiplex di Mediaset che richiede comunque una telefonata per il completamento della transazione.
Per aggiungere un minimo di interattività a una qualsiasi trasmissione televisiva può essere quindi sufficiente un investimento quasi insignificante, che si ripaga da solo in un arco di tempo che si misura in mesi, non certo anni, senza che sia indispensabile mettere in piedi tutto il necessario per gestire l'interazione mhp prevista dalla televisione digitale terrestre. Ciò è possibile con la soluzione proposta da Media Mobile, una società che nonostante sia sul mercato da pochissimo tempo, è gia riuscita a conquistarsi la fiducia di numerose emittenti televisive nostrane, forse proprio perché la soluzione Interac-TV che propone è stata sviluppata interamente in Italia. Al presidente di Media Mobile, Alberto Cecchi, abbiamo chiesto di illustrarci in dettaglio in cosa consiste la loro offerta, cominciando dagli investimenti che deve sostenere un'emittente per trasformare una qualsiasi trasmissione in una potenziale fonte di guadagno.
Cecchi – Un personal computer, uno scan converter e il collegamento ad Internet è tutto quel che serve a un'emittente. Lo scan converter che abbiamo testato ed ha il miglior rapporto qualità prezzo sta intorno ai 600 euro.
In genere, una piccola TV deve investire questa cifra per partire, ovviamente una TV più strutturata, un canale satellitare, tipicamente fa delle scelte qualitative superiori, però siamo sempre nell'ordine dei due/tremila euro di investimento. Questo per l'equipaggiamento tecnico, cioè per trasmettere il segnale che mandiamo noi attraverso Internet e mandarlo in onda, possibilmente in chiave, in sovrapposizione al segnale video.
D – Quali tipologie di interazione sono possibili con la vostra soluzione?
Cecchi - Le possibilità di interazione sono molto varie. Due esempi classici sono la messa in onda degli SMS e il televoto con visualizzazione in tempo reale del risultato. Ovviamente però le soluzioni che diamo noi crescono con le esigenze che manifestano le emittenti: Per esempio, stiamo per mandare in onda su un canale dei videofumetti, fumetti trasformati in video con speakeraggio e musica, dove il percorso viene scelto dai telespettatori da casa. Di applicazioni ne abbiamo sviluppate molte, anche gli MMS possono essere mandati in onda.
Il servizio più interessante che offriamo riguarda la traduzione in automatico dei messaggi vocali in testo. Le televisioni che hanno un target che non è predisposto a mandare gli SMS, le signore anziane o alcuni target specifici, possono mandare in onda un numero telefonico dove l'utente lascia un messaggio di dieci secondi e questo messaggio viene immediatamente tradotto in testo e mandato in onda.
L'effetto della messa in onda è lo stesso dell'SMS, però l'accesso è molto più semplice perché ovviamente basterà lasciare un messaggio vocale.
D – Questo servizio di riconoscimento vocale è gia stato collaudato?
Cecchi – Certamente, e abbiamo avuto degli ottimi riscontri, per esempio, da una TV umbra che utilizzava prima delle forme di televoto tradizionale. Nel momento in cui ha mandato in onda queste forme di interazione, dove il pubblico poteva lasciare la propria opinione su un programma di calcio, la risposta è stata ottima. Ci sono stati volumi dell'ordine delle centinaia di messaggi su un bacino d'utenza molto ristretto, come è appunto quello dell'Umbria.
D - Sono richieste competenze specifiche da parte dell'emittente per poter gestire il servizio?
Cecchi – No, noi diamo all'emittente un identificativo e una password per collegarsi a un sito Internet. Una volta entrati in questo sito Internet, inizia un processo di comunicazione fra il loro computer e i nostri server che creano la grafica. Loro devono solo mandare in chiave il segnale che ricevono in modo che si vada a sovrapporre al video.
Tecnicamente tutto viene da noi, dai nostri server Internet, loro devono solo decidere quale modulo utilizzare tra le centinaia di scelte che hanno a disposizione, quale modulo vogliono mandare in onda e quale tariffazione utilizzare.
Anche sotto questo aspetto, hanno delle possibilità di scelta, sempre nell'ordine tra i cinquanta centesimi e un euro.
Con alcune emittenti abbiamo adottato anche una tariffazione che è appena uscita a 13 centesimi, per cui l'utente finale paga il corrispettivo di un gettone ed ha quindi un costo quasi inesistente, minore di una telefonata normale.
Tecnicamente, l'emittente può essere operativa in poche ore, questo è un aspetto importante che sta facilitando l'accesso a questa piattaforma a molte televisioni.
D - La moderazione dei messaggi e gestita da voi o lasciata all'emittente?
Cecchi - La conversione dei messaggi vocali in testo è un processo automatico, abbiamo sviluppato un sistema esperto, una rete neurale complessa che fa questa operazione, è richiesto solo che l'utente parli in lingua italiana e scandisca le parole, il livello di tolleranza è abbastanza alto. Poi ovviamente la scelta di mandare in onda il testo, in genere è una scelta che fa l'emittente, ha una lista dei messaggi che devono andare in onda e può convalidarli o meno. In questa prima fase, questo è un servizio che stiamo facendo anche noi, proprio per semplificare il lavoro dell'emittente. Siccome è un servizio molto innovativo, sul quale puntiamo molto, vogliamo evitare che vada a finire in onda un messaggio che in qualche modo vada a minare la bontà del servizio. Quindi anche noi stiamo controllando prima della messa in onda che non ci siano messaggi in qualche modo scorretti, non politically correct. Inoltre, il sistema automaticamente riconosce le parolacce, può anche cancellare dei numeri telefonici che in modo ripetuto mandano dei messaggi diciamo censurabili. Quindi l'emittente potrebbe anche dormire tranquilla, mandando in onda il messaggio senza moderazione, un'opzione che può comunque utilizzare se lo ritiene necessario. |
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D – La vostra soluzione può quindi essere considerata una sorta di iniziazione all'interattivita?
Cecchi - Esatto, questo è un aspetto importante sia nell'analogico che nel digitale. L'aspetto importante di questo sistema sta nel fatto che attraverso queste interazioni che la tv innesca con il pubblico andiamo a creare nelle TV una coscienza interattiva per cui quando andrà a gestire il passaggio al digitale terrestre, questo passaggio gli risulterà naturale. Se si guardano le emittenti che sono passate al digitale terrestre comunque non è cambiato molto, sono pochi gli esempi di applicazioni che non possono essere realizzate con soluzioni come la nostra. In questo senso, approcciando le TV che trasmettono in analogico e dando loro la possibilità di innescare dei processi interattivi, iniziamo a far ragionare le TV su un modello interattivo.
D - Questo tipo di applicazioni può essere convertito direttamente nello standard mhp del digitale terrestre?
Cecchi - Noi abbiamo pronta una versione mhp della nostra piattaforma, ma in questo momento non siamo interessati a questo settore. Non la stiamo proponendo per due motivi. Il primo è prettamente di mercato, se noi andiamo dalle TV e gli proponiamo una soluzione per il digitale terrestre, le TV sono gia subissate dai fornitori di queste piattaforme e non ci danno retta. Il secondo motivo è che il processo di conversione dall'analogico al digitale, ma soprattutto dal lineare all'interattivo, deve essere un processo di conversione che passa per i contenuti. In questo senso troviamo spontaneo e naturale cominciare a sperimentare una piattaforma come la nostra e anche le TV stanno rispondendo bene.
D – Semplicemente per una sorta di passa parola o per qualche altra ragione?
Cecchi - In questo momento siamo subissati da richieste di emittenti che vogliono partire perché c'è la possibilita che scompaiano dalla programmazione diurna il lotto, l'astrologia e la cartomanzia. Quindi le televisioni si ritrovano questi spazi vuoti e la migliore risposta è la nostra che da una dimensione nuova alla televisione e gli permette di comunicare con il pubblico in un modo eticamente molto piu corretto, perché parliamo di microtransazioni a tariffa fissa, cioé l'utente che esprime un voto o lascia un messaggio spende sempre un importo ben determinato. In questo senso inneschiamo un processo di interazione che permette alla TV di capire quale pubblico ha e in più andiamo a coprire degli spazi che sono liberi, innescando dei profitti. In questo senso ci troviamo in una condizione ideale in termini di mercato.
D – Quali evoluzioni sono possibili con la vostra piattaforma Interac TV?
Cecchi - Noi stiamo proponendo alle TV anche delle forme di interazione molto più complesse però ci devono arrivare loro a questo processo, non vogliamo intervenire sulla creatività.
Per esempio, noi siamo in grado di mandare in onda una partita di calcio con 22 giocatori in forma di videogioco, dove i 22 giocatori sono altrettanti telespettatori che telefonano a un numero e attraverso i toni del telefono ognuno dirige il proprio corrispettivo nel gioco, e tutto questo sempre sull'analogico. Il processo che inneschiamo è fortemente innovativo, da un punto di vista prettamente creativo si stanno aprendo delle frontiere molto interessanti. Noi diamo degli stimoli, però rispettiamo la creatività delle singole TV e stiamo iniziando ad avere delle risposte positive in questo senso.
Presto potremmo vedere delle interazioni che vanno oltre il televoto o il juke-box, ben oltre queste forme primordiali di interazione.
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